blog di Carlo Cuppini

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domenica 8 novembre 2009

35 - ricredersi

I recenti sviluppi in Afghanistan mi hanno quasi costretto a fare un passo indietro e ricredermi rispetto a quanto sostenevo nell’annotazione n° 7 "due topi due misure", al punto 7: cioè che la doppiezza criminale dei paesi “occidentali” ha trovato un’ultima eccellente manifestazione in occasione dalle elezioni in due paesi Mediorientali: l’Iran e l’Afghanistan, appunto: entrambe caratterizzate da brogli, in entrambi i casi finalizzati alla riconferma del leader già in carica.
Nel caso dell’Iran, Ahmadinejad è stato eletto con il 65% dei consensi, e gli osservatori internazionali hanno denunciato “alcuni casi” brogli. Sembra difficile che questi “alcuni casi” possano rappresentare più del 15 % e quindi inficiare il risultato. Ma la reazione “occidentale” è stata di grande biasimo: si è gridato al colpo di stato, si è delegittimato il leader chiamandolo dittatore (ma perché poi se uno è “cattivo” deve per forza essere un dittatore? Ci scordiamo sempre di Hitler, che è stato eletto democraticamente, e di Hamas in Palestina, che ha preso il potere grazie alle uniche vere elezioni libere del Medioriente, per non parlare di Berlusconi che è stato eletto tre volte dal popolo, come lui non manca di ricordare, pur essendo un criminale in fuga dalla giustizia, che ha fatto dall’Italia, moralmente e socialmente, se non economicamente, un paese del terzo mondo. Il nostro bisogno di schematizzare e ricondurre i pezzi di realtà complessa a semplici archetipi fiabeschi è straordinario. Quindi se uno deve essere considerato cattivo, deve anche essere un dittatore. Se è buono, no. L’Arabia Saudita è amica ed è buona, perché ospita le basi americane e fa affari con gli USA. Quindi in Arabia non ci sono brogli, né dittature. Infatti non ci sono proprio le elezioni. E il famoso fazzolettino di terra che è il Kuwait, in nome del quale si sono ammazzati, con due guerre e un embargo di dieci anni, milioni di Irakeni, non ha consentito alle 4 donne elette per la prima volta in parlamento, di presentarsi in aula senza burqua, come era loro desiderio. Ma il Kuwait deve essere buono, proprio perché in suo nome abbiamo ammazzato milioni di Irakeni, che invece, notoriamente, era uno stato laico, anche se non democratico. Ma queste sono altre storie...). Torno sui binari del discorso. Nel caso dell’Afghanistan, Karzai ha vinto con il 54% dei voti e gli osservatori dell’ONU hanno denunciato almeno il 25 % dei brogli in suo favore. Le reazioni dell’”occidente” sono state il frettoloso congratularsi con il presidente “confermato”, e poi un lavorio diplomatico e mediatico per minimizzare la questione dei brogli. La mia nota n° 4 arrivava qui.
Il colpo di scena che avrebbe dovuto farmi rimangiare la mia amarezza, è stato la decisione di indire nuove elezioni, praticamente un ballottaggio tra Karzai e Abdhullah. La decisione è stata presa dall’ONU e Karzai ha accettato. Guarda, mi sono detto: per una volta sono stato inutilmente pessimista e invece le cose hanno preso inaspettatamente una piega incoraggiante. Certo mi sembrava incredibile che Karzai avesse accettato il rischio, molto probabile, di vedersi sconfitto.
Ma ecco subito (quasi subito: non prima che diverse palate di soldi della comunità internazionali, cioè delle nostre tasse, fossero spesi per riallestire il fatidico turno elettorale), ecco subito, dicevo, il contro-colpo di scena che ha rimesso le cose, tristemente e illegalmente, al loro posto sbagliato: Abdhullah si ritira affermando che i preparativi dei nuovi brogli a favore di Karzai sono così evidenti e imponenti che è inutile correre.
Conclusioni:
- Karzai si proclama vincitore della partita elettorale;
- la Corte Afghana (o qualcosa del genere) lo dichiara presidente;
- la legalità internazionale e interna è rispettata;
- gli USA, l’ONU e tutti quanti al seguito, si affrettano a ratificare (e tirano un sospiro di sollievo);
- insomma: chi doveva fare bella figura l’ha fatta;
- e il risultato non è cambiato;
- l’opinione pubblica è rimasta incantata davanti a questo gioco di prestigio e lo spirito critico si è smarrito dietro questi passaggi tesi ad annullarsi a vicenda: quindi nessuno ha alzato la voce (per non dire: un dito), nessuno ha gridato allo scandalo;
- e se chiedete in giro: il cattivo è sempre l’Iran, mentre l’Afghanistan è una nascente e promettente democrazia mediorientale.
L’importante in fondo è non recarsi in Afghanistan per vedere con i propri occhi che diavolo stanno combinando gli USA e l’amico Karzai, nelle regioni dei “ribelli”, come stanno massacrando quelle centinaia di migliaia di pastori, agricoltori, nomadi, gente normale, ragazzini, vecchi, donne, che non sono né taliban, né affiliati ad al-Qaeda, né tanto meno terroristi, che semplicemente impugnano rastrelli e, nel caso migliore per loro, fucili, per difendere la loro terra da questa tournée di genocidi, questo stupro a cadenza regolare, che da vent’anni a questa parte viene chiamato “esportazione della democrazia”.

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